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«Di qui e d’altrove», Galzerano nel lungo viaggio trai ricordi

Un’importante recenzione de mi libro “Di qui e d’altrove” del giornale Brescia Oggi, libro que stò presentando in diverse località dell’Italia.

Unritornonella terradeipadri conlanostalgiamai sopitaper finire inunacittà dovelavita «sembrapassareda qualche altraparte»

Partire è un po’ morire, recita il detto popolare. In «Di qui e d’altrove» (Compagnia delle Lettere) la partenza dalla terra natia, l’Uruguay, destinazione Italia, per Angel Luis Galzerano ha invece il sapore del ritorno alla prima radice, della vita che rinasce una seconda volta.

Il libro, uscito da poco, segnail debutto editoriale del cantautore uruguaiano, da anni attivo sulla scena bresciana, che tiene però a precisare da subito, «a mo’ d’introduzione», che non è uno scrittore.

Ma non è così. Gli scritti e gli appunti di viaggio che albergano nella memoria di Angel, uno dei tanti figli di emigranti italiani che nel corso del Novecento lasceranno il Sud Italia per un altro Sud del Mondo, sono un distillato di poesia, che commuovono nei ricordi sbiaditi solo dal tempo, sospesi tra «la vita precedente» e quella «successiva».

«Di qui e d’altrove» è la fotostoria di un’emigrazione a ritroso, nella quale l’ovest, da «miraggio» di sogni e belle speranze quale fu per molta gente del Meridione, diventa il punto di partenza per una nuova traversata oceanica, questa volta a est.

Una traversata le cui istantanee hanno poco del bianco e nero delle foto scattate dai suoi consanguinei che presero la via delle Americhe, ma ugualmente ricca di curiosità, ambizioni e… illusioni mancate. È la traversata nei ricordi, nitidissimi, della gente che conobbe in tenera età al di là dell’Atlantico, come Adela, che era «l’immagine della bellezza», o come Rosa, la fruttivendola che «a volte regalava la frutta». Gente semplice, capace di gesti di solidarietà oggi impensabili, nobile nella miseria (solo apparente) del quar
tiere operaio della periferia di Montevideo dove, nonostante il classismo espresso dal vicino Carrasco, il quartiere dei ricchi, scrive Galzerano: «avevamo tutto ciò che può offrire un barrio e forse di più».

E tra «chi ce l’ha fatta» e chi no, Galzerano cita la vicenda di Clelia, che dall’Uruguay sarà costretta a tornare nel suo piccolo paese della Calabria, «sola e senza fortuna». Ma nella malinconia che addensa le pagine di «Di qui e d’altrove» è soprattutto l’incontro mancato con la madre Angelina, donna buona e caparbia, morta all’età di trentatrè anni quando Angel aveva solo dieci mesi, a far uscire dalla penna di Galzerano le parole più toccanti. Due le pagine a lei dedicate, insieme ai versi di «Sogno di una assenza», a voler compensare il vuoto di un amore negato da un destino cinico e amaro.

passato al presente il passo è breve, con la seconda parte del libro dedicata al «Nuovo Mondo», che nell’arrivo in Italia per Galzerano porta prima di tutto il nome di Campora, paese del salernitano da dove il padre partì in cerca di gloria.

Dal profondo Sud all’estremo Nord, passando per la fredda Brescia, dove la vita sembra «passare da qualche altra parte», e Milano. E domani? Il viaggio della vita per un emigrante non ha fine, perchè «quando si parte – scrive Galzerano – lo si fa per sempre».

Un'importante recenzione de mi libro "Di qui e d'altrove" del giornale "Brescia Oggi"

“Di qui e d’altrove” è stato scelto come finalista per un premio letterario a Sabaudia

Il mio libro “Di qui e d’altrove” è stato scelto come finalista per un premio letterario a Sabaudia, in Centro Italia.

E in qualità d’autore sono stato a presentarlo con la mia musica con l’attore Gerardo Ferrara nei comuni di Sabaudia e Pontinia.

I giornali hanno dedicato diversi articoli per questi eventi. Eccone alcuni.

La letteratura migrante al Premio Sabaudi Cultura

La Provincia (Spettacoli & Cultura)
La letteratura migrante al Premio Sabaudi Cultura

Premio Cultura, è la volta della letteratura migrante

Premio Cultura, è la volta della letteratura migrante
Premio Cultura, è la volta della letteratura migrante

La mia musica meticcia che parla di tante radici

La periodista escritora Laura Badaracchi, de la revista romana “Mondo e Missione” escribió un interesante artículo/entrevista sobre mi libro y su autor.

Es particularmente interesante porque revela, además de la parte “escritor emigrante” también lo que soy como músico. En dicho artículo se comentan las temáticas de mi libro “Di qui e d’altrove”, mi visión sobre los emigrantes italianos en Uruguay, lo que siento siendo emigrante aquí y como vivo el ser músico, el representar de algún modo, musicalmente y culturalmente, a mi tierra natal.

DALL’URUGUAY, NATO DA FAMIGLIA ITALIANA, ALLA FRANCIACORTA: SEMPRE MIGRANTE

CANTAUTORE, chitarrista e compositore: così si definisce Angel Luis Galzerano, di origini italiane, nato quarant’anni fa in un quartiere operaio alla pe-riferia di Montevideo. La sua è una storia di anda-ta e ritorno: originario di una famiglia emigrata da un paesino del Salernitano alla ricerca di una sor-te migliore che si rivelerà un miraggio, è diventa-to un immigrato scegliendo di compiere il percor-so a ritroso. Dall’Uruguay è tornato nel nostro Paese provando a «mante-nere lo sguardo distante e vigile allo scopo di coglie-re (e magari di scrivere) ogni differenza tra la vita
precedente e successiva al-la mia partenza».

Lo rac-conta in Di qui e d’altrove. Fotostoria di un’emigrazio-ne, edito da Compagnia del-le Lettere (128 pagine, 10 euro).

Solitamente si esprime con le note, componendo co-lonne sonore per opere tea-trali e documentari, pubbli-cando raccolte e collabo-rando con scuole e associa-zioni in progetti intercultu-rali. «Come cantautore met-to in musica le storie che mi colpiscono; a volte non diventano canzoni e, sen-za quasi accorgermene, si sono trasformate in rac-conti», spiega.

Quello delle migrazioni è un tema che caratterizza i suoi spettacoli: «Durante i concer-ti parlo spesso degli italiani in Uruguay e Argentina, dei miei parenti radicati a Campora, in provincia di Salerno. L’oblìo porta via la storia di persone mor-te lontane dal luogo che le vide nascere: scriverne è come ridare alla loro memoria una nuova vita e dignità».

Lo sguardo di Galzerano si allarga dai suoi affetti fino agli italiani, che «sono stati un popolo di emi-granti, ma pare se ne dimentichino quando gli emigranti di altri Paesi arrivano qui». Avendo nel suo Dna lo status di immigrato, e di emigrante di seconda generazione, ha incontrato nella sua esistenza pregiudizi: «In Uruguay non mi sono mai sentito diverso dagli altri, anche se vedevo la discriminazione nei confronti di mio padre: non parlava bene lo spagnolo ed era “el tano”, l’italiano della situazione; era preso in giro per la sua dizione imperfetta». In Uruguay e Argentina la figura dell’italiano e dello spagnolo (in arrivo dai Paesi con il numero più alto di emigranti verso le due nazio-ni latinoamericane) fa parte «del folklore, una spe-cie di caricatura – riferisce Angel -. Sono coloro che non sanno bene la lingua, gesticolano troppo e so-no un po’ ingenui: proprio come vengono rappre-sentati nei telefilm statunitensi, anche se meno le-gati al cliché del mafioso».

STEREOTIPI CHE, purtroppo, sembrano esser-si globalizzati. «Qui ho intercettato i luoghi comu-ni sull’America Latina: per alcuni siamo salsa, me-rengue, calcio, e qualche anno fa anche guerriglia, poca voglia di lavorare…». Nello stigma sociale, immigrati stranieri in Italia ed emigranti italiani al-l’estero appaiono due facce della stessa medaglia, «con gli stessi problemi. Cambiano i tratti somati-ci, il colore della pelle, ma bisogni e sofferenze so-no analoghi. Perché siamo tutti impastati di dolo-re, passione, fragilità, necessità di essere accolti spiritualmente e materialmente». Oggi Galzerano vive in Franciacorta, tra Brescia e l’estremità meri-dionale del Lago d’Iseo, dove si è sentito talvolta ad-ditare come «terrone» e tuttavia si percepisce integrato, anche se ammette di essere «privilegiato, per il mestiere che faccio. In generale, i migranti so-no ancora braccia da lavoro ed emergenza da ge-stire, a seconda se ci sono elezioni o meno in vista…».

Eppure semi d’integrazione crescono nelle scuole: «Quando vado a fare incontri o laboratori sulla mu-sica e la cultura latinoamericana, vedo i figli degli immigrati accanto ai ragazzi italiani: per loro lo sta-re insieme è la cosa più normale di questo mondo».

La stratificazione culturale, quindi, rappresenta per il Galzerano, figlio di emigrati, una ricchezza da condividere: «Provo l’orgoglio di sapere che in me scorre sangue italiano; gli italiani sono parte di una cultura millenaria ammirata e studiata in tutto il mondo. Dalle mie radici ho ereditato anche il legame con la terra, dato che i miei genitori provenivano da una realtà agricola, e la voglia di non arrendersi nelle situazioni più avverse. Ora sto scoprendo la musica del Sud». Sull’altro fronte, quello dell’immigrato nel nostro Paese, confida che proprio arrivando nella Penisola ha scoperto che «ero anche latinoamericano. Sembra paradossale, ma l’Uruguay è forse il Paese meno latinoamericano, l’unico senza popolazione indigena e méta di grandi migrazioni da Italia e Spagna». Valorizzare questo aspetto della sua vita ha permesso all’artista di scovare «un infinito patrimonio musicale da cui attingere, da quello popolare a quello mediterraneo, fino alla musica d’autore spagnola, italiana, francese ed ebraica. Vorrei che nelle mie canzoni tutti questi elementi si incontrassero: troverei poco interessante fare un disco solo di tango o di bossa nova…».

LAURA BADARACCHI

Recensione a Di qui e d’altrove di Angel Luis Galzerano

Se pensate che questo sia l’ennesimo libro sull’emigrazione, non temete: non è così. È la storia di un viaggio. Alla rovescia. Un viaggio di ritorno a cui manca l’andata. E non è un particolare da niente. Si conoscono molte storie di emigrazione, ma poco o nulla si sa sulla strada del ritorno, laddove il rientro può avvenire per obbligo, per desiderio, per destino.

Conosciamo lo spaesamento di chi arriva in terra straniera. Ma chi parla di ciò che si prova a tornare in una madrepatria che in realtà non si conosce? Finalmente lo fa qui Angel Luis Galzerano, quarto figlio di emigranti italiani trapiantati in Uruguay (l’unico dei fratelli a portare un nome spagnolo, anzi due, quasi che il destino volesse ricordargli a quale terra appartenga), che un giorno sceglie di tornare a casa. Una casa di cui non conosce la lingua, se non quel delizioso intreccio di dialetto e idioma locale che per molti italiani all’estero è la lingua madre. Una terra d’origine che fino a quel momento ha conosciuto attraverso il volto e i racconti dei suoi, le foto di famiglia, le valigie di cartone riposte ma non nascoste.

Chi ha provato sulla propria pelle quest’esperienza, chi sa cosa significhi lasciare la propria casa e andare verso la madrepatria, si riconoscerà immediatamente in alcuni passaggi di questo libro. Come nel ricordo del paesino natale, “Comunque il nostro barrio è rimasto là, cristallizzato nella mente, quasi come se aspettasse il nostro ritorno… E ogni volta che possiamo tornare è un ritorno felice; le strade sono un po’ più piccole di come le ricordavamo, ma ogni angolo sembra riconoscerci e ogni volta rivederlo è rivivere la nostra storia, è sognare per un po’ che quelle feste da bambini, al nostro arrivo, possano riprendere e farci dimenticare per un momento che anche lì, dove il nostro destino di emigranti ci porterà, noi cercheremo senza saperlo il barrio dalle larghe strade alberate che guardano verso il mare.” È esattamente così. Come quando si torna e in un attimo si riconquista la città percorrendola in lungo e in largo, come a dirle sono io, sono di nuovo qui.

Non manca un doveroso tributo alle donne, cui l’autore rende omaggio così:“Per ogni uomo che parte c’è una donna che resta, che lo aspetta o che lo segue. Le donne: migliaia di storie, piccole grandi eroine silenziose che, nell’Italia del prima e dopo guerra, diventavano emigranti quasi mai per loro scelta”. Nelle storie delle migrazioni, questo è un aspetto mai abbastanza sottolineato: sono le donne le prime a risentire dello sradicamento, loro a cui spesso nessuno chiedeva se fossero d’accordo, se fossero felici o meno di mollare una vita, affetti, oggetti e andare verso un luogo lontano con un’altra lingua e una vita da ricominciare, magari portandosi dietro qualche figlio, e con qualche altro da mettere in conto. Tra queste figure, Galzerano dedica un ritratto delicato e quasi in punta di piedi ad Angelina Guida, sua madre, e allo straziante destino di una donna che, come spesso accadeva all’epoca, dovette calpestare un sentiero che altri avevano già disegnato per lei, senza chiederle il parere. A lei è dedicato il libro, e “a tutto ciò che non è stato”.

Difficile inoltre non ritrovarsi nei paesaggi malinconici di un’Italia del nord, mentre “cammino e come altre volte ritorno a pensare che la vita, in questo momento, sta passando da qualche altra parte”. Del resto, se è vero che “Si parte quasi sempre con l’idea del ritorno”, è anche vero che “lo scontrarsi con la dura realtà dell’esilio, dell’integrazione e della nostalgia, ci separa dalle persone come se vivessimo in una storia non scritta per noi, ci fa restare ai margini e indifferenti alle nuove realtà”. Ma l’esilio di cui parla l’autore è subdolo, un esilio in una terra che in realtà è sua, la stessa da cui erano partiti i suoi genitori, e allora perché tanto spaesamento? Perché la propria terra è quella dove ci si sente a casa, l’unico luogo dove si può abdicare a se stessi. Così, “ci ritroviamo a fare il tifo per le squadre dove giocano i nostri connazionali anche se non ci piace il calcio. Appendiamo la bandiera e la foto della nostra città alle pareti”. Piccoli grandi rituali di un copione a cui non si sfugge. Anche perché dentro sappiamo bene che “Quando si parte lo si fa per sempre. Anche se dovessimo tornare, un altro è colui che torna e un’altra è la nostra terra”.

Una postilla sull’autore. Se c’è una cosa che colpisce oggigiorno è l’umiltà, dà quasi un senso di vertigine, circondati come siamo da persone che indossano pomposamente la qualifica di scrittori, spesso senza possederla. Qui invece, Galzerano esordisce avvertendo: “Sono un cantautore, cioè compongo canzoni. Lo dico per farvi sapere da subito che non sono uno scrittore”. È una modestia che gli rende onore. Perché invece questa storia è scritta in modo scorrevole e coinvolgente. Però è vero, non è propriamente un romanzo. È un album di fotografie, immagini, luoghi, tra Campora e Montevideo, tra donne e personaggi destinati a diventare leggenda. A tratti il musicista prende il sopravvento sullo scrittore e compaiono versi che sembrano (e spesso sono) canzoni.

Yasmine Roberta Catalano

Yasmine Roberta Catalano è nata nel 1975 a Roma. Di origine libanese, è maghrebina nell’anima. Ha vissuto quindici anni in Marocco ed è poi tornata a Roma dove si è laureata in Letterature Comparate. Collabora con diverse case editrici. Ha tradotto testi, pubblicato recensioni e saggi su numerose riviste letterarie. Ha vinto tre premi letterari giovanili. “Schegge di memoria. Gli italiani in Marocco”, (edizioni Senso Unico), è il suo primo libro.

Fuente:http://ww3.comune.fe.it/vocidalsilenzio/yasminegalzerano.htm

Nota de Prensa en revista “MIXA” una publicación Romana sobre la cultura multiétnica

Quería compartir con Uds. una nota que me hicieron en “MIXA” una revista romana sobre la cultura multiétnica. En la nota se comenta mi nuevo libro “Di qui e d’altrove” recordando que también los italianos han sido emigrantes como lo son hoy aquellos que llegan a Europa desde otros países.

Lo particular en aquellos que, como yo, han regresado del aquel país que eligieron sus padres para emigrar sesenta años antes, es que viven una experiencia en la que continua la búsqueda de un lugar donde poder vivir.

La misma situación que se repite con las mismas interrogantes.
Y surge espontanea la pregunta: deberán vivirla también nuestros hijos?

Espero les guste:

Mixa Talent

Essere qui e altrove. La ricerca di Galzerano

“Avenida Italia era la linea di confi ne tra noi e Carrasco, ricco quartiere di lussuose ville e di verdi giardini. Noi avevamo tutto ciò che può off rire un barrio e forse di più… C’era Franco, che ogni domenica mattina metteva alla sua fi nestra le casse dello stereo per far sentire musica italiana ai vicini”. Questo è il profumo dell’adolescenza di Angel Luis Galzerano. Così come ce lo racconta lui nel libro “Di qui e d’altrove – fotostoria di un’emigrazione”, edito da Compagnia delle Lettere

Galzerano è nato a Montevideo, in Uruguay, nel 1970 e risiede a Franciacorta, in provincia di Brescia.

Questo suo libro è un album di famiglia di emigranti italiani del sud Italia. Una storia di doppia migrazione, di partenze e di ritorni.

E soprattutto di ricordi. Il racconto procede attraverso una memoria non cronologica, frammentata, che fa confl uire il qui e l’altrove in un unico territorio, dove partire e ritornare non sono opposti uno all’altro.

Galzerano è un cantautore, non uno scrittore, e ci tiene a precisarlo dalla prima riga.

“Questi scritti sono nati così, in ordine sparso, tra fatti accaduti, ricordi lontani che iniziavano a sbiadire e parole che sono rimaste testi o impressioni, perché non sono riuscite a diventare canzoni”, dice l’autore. Questo libro è la sua biografi a e quella della sua famiglia.

La vita di un ragazzo che nasce immigrato di seconda generazione in Uruguay, che torna in Italia, a Campora, in Campania, negli anni ’80 e ridiventa immigrato per poi, di nuovo, risalire verso il Nord, a Milano, e scoprire di essere un terrone.

Una storia di diffi coltà, ma anche di solidarietà. Una storia di ricerca delle proprie origini, ma anche di fuga dalla violenza e dal declino economico di un Paese, l’Uruguay, che per i suoi genitori
era stato una speranza e si rivelava un miraggio. Il ritorno in Italia, portandosi addosso la ferita dell’essere emigrante, e pensare camminando per i vicoli di qualsiasi città che “la vita, in questo momento, sta passando da qualche altra parte”.

Eppure lo stupore di vedere il proprio cognome ripetersi sulle targhe commemorative dei caduti in guerra e scoprire, per la prima volta, proprio lì dove sono sempre state, le proprie radici.

Angel Luis Galzerano
CANTAUTORE
Uruguay, 1970
“Di qui e d’altrove – fotostoria di un’emigrazione”
www.compagniadellelettere.it