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Escritos, notas y pensamientos del autor Angel Galzerano

Eso sí que es vista…

Me rio siempre cada vez que me acuerdo; en el liceo tuve una profesora de música terrible. Ella llegaba con su veneranda edad, con su solemne autoridad y ponía un disco de música clásica pretendiendo de sus alumnos concentración total.

Y en el silencio escuchábamos lo que ella nos obligaba a escuchar, sin poderla contradecir o exprimir nuestro parecer.
Después de tal acción, los que no dormíamos teníamos que estar emocionados por “tanta belleza”…

Lógicamente no era el mejor modo para descubrir los grandes compositores del pasado. Nosotros estábamos, como la lógica exigía, siempre pensando lo que podíamos hacer para conquistar nuestras compañeritas y no le veíamos la utilidad a toda esta música sin guitarras eléctricas ni baterías, sin posibilidad de poderla bailar para nuestra finalidad.

Yo traté, con buena voluntad de mi parte, de encontrar el modo de dialogar con el “dinosaurio” y en una de las lecciones llegué con mi disco de “Los Beatles” preferido para mostrarle que música escuchaban sus alumnos.

Ella (no recuerdo su nombre y está bien que así sea…) me miró con infinita piedad y me dijo “ mire, usted está justificado por la joven edad y por eso no puede entender…de estos cuatro peludos sucios, dentro de, máximo diez años, (era el 1976) nadie se va a acordar. Acuérdese usted de mi cuando esto suceda. Seguro que no recordará porque usted y la música son algo opuesto; la música y su persona no tienen nada que ver…”

Seguramente a ella no la olvidaría; después de mi “provocación” me odió a muerte y en el examen de música no pasé. Me tocó volverlo a dar después de haber estudiado todas las lecciones a la perfección para no darle la posibilidad a la “Dino” de volverme a humillar, malgastando así parte de aquel verano de mi vida.

Esta vez respondí a todo correctamente, hasta lo que lo no habíamos estudiado y que ella me preguntó igualmente. Y lo salvé. Cuando llegó el final del examen volvió a decirme que no cometiera el error de elegir la música como objetivo de mis estudios, que no perdiera tiempo porque aquello no era “para todos…” Lógicamente con el intento de humillarme otra vez.

Quizás debo agradecerle por su obtusidad que debe haber movido mi orgullo; mi profesión hoy tiene que ver mucho con la música, soy un cantautor y escribo música para documentales y obras de teatro. He publicado discos y colaboro como músico externo con varios Conservatorios como guitarrista.

También enseño guitarra en las escuelas y cuando veo los libros de música de mis alumnos con enteros capítulos dedicados a los Beatles y su música no puedo contener mi risa….

Canto Libre

Una canzone di un cantautore argentino racconta di un luogo in cui,dopo aver aperto una porta, si
incontrano tutte le musiche e i ritmi delle città.

Il mio desiderio e quello del gruppo “Canto Libre” è che l’ascoltatore arrivi a un nostro concerto e possa ascoltare la musica del Rio de la Plata ,di Montevideo, di Buenos Aires, dell’ America Latina e non solo.

Vivere la musica come identità di un popolo ma anche come incontro di diverse culture..

E questo è il mio proposito quando scrivo le mie canzoni e del gruppo nell’ arrangiarle,raggiungere e rappresentare nei suoni un po’ del mondo che ci circonda.

Angel Luis Galzerano

La Montevideo che avemmo

Talvolta, quando vedo un bambino che gioca, mi ritrovo, tutto ad un tratto, nel mio vecchio quartiere, un quartiere operaio della periferia di Montevideo. Lo chiamavano con diversi nomi : per i più generosi era “La cruz de Carrasco” o “Jardines de Carrasco”, per gli ironici “El barrio de la humedad” (il quartiere dell’umidità) o “La palangana” (parola difficile da tradurre).

Tali nomi erano dovuti al fatto che il quartiere sì allagava anche se pioveva soltanto per pochi giorni.Molti dei suoi abitanti erano italiani o d’ origine italiana e forse per questo motivo le sue strade avevano il nome di località d’ Italia: calle Salerno, Etna, Agrigento, Avenida Italia.

Avenida Italia era la linea di confine tra noi e Carrasco, ricco quartiere di lussuose ville e di verdi giardini.

Noi avevamo tutto ciò che può offrire un barrio e forse di più: un campo da calcio,una bottega di generi alimentari, fermate d’autobus,larghe strade alberate che conducevano al mare ed infine un bellissimo parco (El parque Rivera) con un lago e quattro piccole isole. Ma forse gli elementi più caratteristici erano i suoi abitanti che si portavano addosso molto della loro nazione d’ origine.

C’era Franco, che ogni domenica mattina metteva sulle finestre di casa le casse del suo stereo per fare ascoltare musica italiana ai vicini che sembravano gradire questo comune ascolto ;c’era Amerigo che d’estate faceva il gelato e , per la gioia di noi bambini ,ci invitava a consumarlo con lui.

Vittoria,signora anziana dai capelli bianco argento, che era sua madre e un po’ anche la nostra ed era piena d’ affetto nei nostri riguardi.

Ricordo anche un fisarmonicista, che suonava sempre sotto l’albero di casa sua ed era l’ ospite d’ onore delle feste, la signora Rosa, la fruttivendola , che a volte ci regalava la frutta.

Insomma,c’era molta Italia in questo posto ed ovviamente molta evocazione e nostalgia.
E noi bambini facevamo diventare questa nostalgia desiderio di conoscere quel luogo di cui tanto sentivamo parlare.Nei nostri pensieri era un luogo ideale dove abitavano nonni,zii ,cugini e altre persone che ormai ci sembrava di conoscere.

A volte, quando i compaesani viaggiavano arrivavano regali e tutto si trasformava in festa e non ci sembrava strano voler bene a qualcuno che non avevamo mai incontrato.

Qualche anno dopo incominciò il declino economico di questi posti dove prima regnava stabilità, dove i suoi abitanti erano stati preservati dalle guerre e la miseria di Europa, e dove gli stranieri erano venuti cercando una terra promessa che li accogliesse e la possibilità di riprendersi la propria dignità.

Così diventammo nostro malgrado anche noi emigranti di seconda generazione e abbiamo ricominciato da capo tutto ciò che vissero i nostri genitori, riuscendo a sentire,questa volta sulla nostra pelle, quello che loro avevano vissuto.

Comunque il nostro barrio è rimasto là,cristallizzato nella nostra mente, quasi come se aspettasse il nostro ritorno.

E ogni volta che possiamo tornare è un ritorno felice; le strade sono un po’ più piccole di come le ricordavamo ma ogni angolo sembra riconoscerci e ogni volta rivederlo è rivivere la nostra storia, è sognare per un po’ che quelle feste da bambini, al nostro arrivo possano riprendere e dimenticare per un momento che la’ , dove il nostro destino di emigranti ci porterà,noi cercheremo anche senza saperlo il barrio delle larghe strade alberate che guardano verso il mare.

Vicino alla prima casa della nostra via c’era una falegnameria dove viveva e lavorava un falegname di cui ricordo il volto ma non il nome e nonostante il tempo trascorso, in me è rimasto presente il suo lavoro più originale.

Lentamente,tra un lavoro e l’ altro, asse dopo asse prese forma davanti alla sua falegnameria una splendida barca di colori vivaci e sgargianti.

La barca ultimata copriva l’ intera facciata della officina,e così ,nel giro di poco tempo,il nostro quartiere diventò “el barrio del barco” , una indicazione precisa per chi volessi trovarti.

Molte volte la barca colorata diventava il trasporto della nostra immaginazione e nei nostri sogni partivamo per ignote destinazioni, combattendo pirati crudeli e inseguendo mitici mostri marini .

Usurata dal tempo , il sole e la pioggia la resero un’ immagine malinconica (poche cose trasmettono più malinconia che una nave ancorata a terra) ,quasi una metafora della vita; un mancato appuntamento con ciò che avrebbe giustificato la sua esistenza: il mare.

Nessuno seppe mai perché il falegname la costruì.
Oggi la ricordo con un po’ di nostalgia per quegli anni trascorsi a far volare aquiloni e a compiere viaggi inseguendo il vento; mi piace credere che il suo costruttore abbia pensato di poter un giorno prendere
Il largo con la sua barca e far ritorno a quel luogo che, nella sua giovinezza, lo aveva visto partire.

Angel Galzerano