Intervista a Angel Galzerano: musica d’altri tempi e mondi

“Quello che vorrei è fare arrivare alla gente un po’ della magia e dei colori del America Latina, luogo in cui ancora la “globalizzazione” non è riuscita a uccidere l’utopia e la fantasia”

3/4/2007

di Valentina Ceccarelli Venerdì 13 alle ore 21 al cinema teatro del Villaggio Sereno sarà possibile lasciarsi trasportare dalla dolcezza acustica e immaginifica sulle note melodiche d’ autore dell’ “Alma del Sur”. Il gruppo nato a Brescia nel 2003 ha portato avanti un’attività artistica contraddistinta dalla volontà di fare penetrare sul suolo italiano la musica multietnica sudamericana, fondendo testi e ritmi di tutto il continente come il carnavalito, la samba, la milonga, il candombe, il bossa nova …

E’ difficile tradurre a parole l’ atmosfera magica ricreata dal felice connubio tra le diverse forme artistiche utilizzate dal gruppo, poiché non si tratta solo di musica, ma di un vero e proprio linguaggio in grado di concretizzare attraverso tutti i sensi il volto di un territorio e di un popolo, forse ancora troppo poco conosciuto da noi italiani. Per questo abbiamo deciso di lasciare esprimere senza mediazioni fuorvianti, a chi questa musica l’ha generata attraverso la vita vissuta: Angel Luis Galzerano, cantautore uruguayano, figlio di emigranti italiani che a sua volta emigrò nel nostro paese, nonché fondatore del gruppo insieme al pianista bresciano Andrea Bettini.

Dal tuo arrivo in Italia hai creato molti gruppi di musica d’ autore facendo penetrare la musica latino americana. Il pubblico che ti ascolta può essere considerato altrettanto di nicchia o trovano spazio anche coloro che pur non conoscendo questo mondo se ne sentono affascinati?
Il nostro pubblico è abbastanza eterogeneo. Abbiamo dalla nostra parte una lingua come lo spagnolo, lingua molto dolce come lo sono le lingue latine, e molti strumenti etnici che affascinano per le loro particolari sonorità come, per esempio, le percussioni. Penso che chiunque venga ad ascoltare un nostro concerto possa trovarlo interessante e gradevole senza essere per forza un patito della musica d’autore. Se mi chiedi quale è la caratteristica comune a tutte le persone che vengono ai nostri concerti io direi una particolare sensibilità e curiosità verso altre culture.

Sei soddisfatto della reazione del pubblico italiano ai tuoi lavori, o trovi che sia molto difficile far “avvertire” la vera musica latino americana in una cultura forse troppo ferma al luogo comune e agli aspetti della musica più facilmente commerciabili?
Non sono molto soddisfatto; è vero, si è fermi al luogo comune e all’ aspetto più commerciale. Ma la colpa non è della gente, ma degli operatori del settore. Esistono artisti che sono conosciuti ovunque meno che in Italia. E parlo di personaggi come il cubano Silvio Rodriguez o del catalano Joan Manuel Serrat, grandi figure della canzone d’autore che, oltre qualche apparizione al premio Tenco, non si vedono mai. Due anni fa ha vinto l’oscar alla migliore canzone di film l’uruguaiano Jorge Drexler, molto famoso a due passi da qui, in Spagna. Era la prima volta che vinceva un latino. Da queste parti, a parte un’ apparizione nel festival latino americano di Milano, non si è mai visto. Io comunque mi ritengo fortunato perchè sono riuscito a trovare un pubblico che segue i miei concerti. Pubblico che abbiamo conquistato poco a poco.

I tuoi gruppi “Canto libre” e “Alma del Sur” fondono diverse forme artistiche ricreando atmosfere intrise di delicatezza e armonia, nelle quali si percepisce come tema centrale quello del “viaggio”. Mi domandavo se questi voli spazio-temporali fossero scaturiti dalla volontà di portare la tua terra in questo paese oppure dalla nostalgia per quello che hai lasciato.
C’è sicuramente un po’ di nostalgia, è inevitabile; ma principalmente quello che vorrei è fare arrivare alla gente un po’ della magia e dei colori del America Latina, luogo in cui ancora la “globalizzazione” non è riuscita a uccidere l’utopia e la fantasia.

La triste esperienza della dittatura ha sottratto una parte importante della tua vita. Durante quegli anni nell’ America Latina prendeva forma il cosiddetto “canto popolare” con una funzione principalmente di contestazione verso il regime. Come hai re-interpretato oggi la musica nella sua specifica correlazione con l’impegno politico e sociale?
il “Canto Popular” è nato, oltre che per contestare il regime, per rivalutare la musica folcloristica, per cantare i propri sentimenti, anche canzoni d’amore, per poter raccontare la realtà attraverso la poesia. Movimenti simili ci sono stati in tutti i paesi Latinoamericani. A Cuba si chiama “La nueva Trova”, in Chile “La nueva canciòn chilena” etc. Per quanto mi riguarda continuo a scrivere e cantare il mondo come io lo vedo, anche parlando di cose semplici ma vere con questo linguaggio musicale, la musica latina. In passato l’impegno sociale e politico era naturale per un artista. Nel
presente un po’ meno, anche se, per me, un vero artista non può sottrarsi dal prendere posizione su quello che accade nel mondo e intorno a sé. E quando dico artista non parlo solo dei musicisti.

Hai dichiarato che la tua visone della musica è stata influenzata oltre che da artisti latino americani come Silvio Rodriguez e Victor Jara, anche da gruppi come i Beatles. Come sei riuscito a trovare il filo di congiunzione di questo che, di primo acchito, pare essere un parallelismo alquanto insolito?
In America Latina si adorano i Beatles e tutti gli artisti della mia generazione hanno sentito la loro influenza. Qui un po’ meno. Pensa che non ci sono filmati della loro unica “tournee” che hanno fatto in Italia. Il direttore della R.A.I di allora aveva detto circa queste parole “non vale la pena filmarli; sono soltanto un gruppetto che presto sparirà”…
Molti grandi artisti, come Caetano Veloso hanno addirittura reinterpretato le loro canzoni. E una delle caratteristiche del “Canto popular” era di fondere in nostro folclore con altre forme musicali nuove come ad esempio quelle dei Beatles. Questo fu fatto da artisti come Silvio Rodriguez e altri ancora. Nella mia musica la melodia ha sempre una parte molto importante e in tutte le canzoni dei Beatles questa è la caratteristica comune.

In ultimo non poteva mancare una domanda sul futuro. Con il tuo gruppo hai numerosi appuntamenti soprattutto sul suolo Lombardo. E’ vostra intenzione aprirvi anche verso nuove mete?
Mi piacerebbe andare, anche se qualche volta sono già riuscito, a suonare al Sud d’Italia. Ma anche in Spagna e in Francia. Per questi ultimi due paesi sto prendendo contatti per andare questa state e proporre lì la mia musica. Chissà, vedremo che succede. Siamo stati diverse volte anche in Sud America e ogni volta è stata una bella sperienza.

Ci congediamo e mostra ancora una volta la sua delicata empatia cogliendo l’occasione per salutare e invitare tutti voi lettori di 7 Magazine al concerto.

E noi aggiungiamo che nessuna intervista può rendere l’anima poetica di questo cantautore, ma il miglior modo per poter atterrare senza prendere l’aereo nel mondo di cui si fa portavoce è quello di sentirlo cantare.

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