El Vapor de la Carrera – Vi narro un viaggio

La nave era lì, e sembrava che attendesse proprio noi. Le luci di Montevideo e i fari del porto le accarezzavano i fianchi. Aveva grandi dimensioni e un nome: “El vapor de la Sera sul Rio de la PlataCarrera”, uno strano incrocio tra le vecchie barche di fiume e quelle di oggi.

Era praticamente un pezzo di storia del fiume più largo del mondo, il Rio de la Plata. Si racconta che quando giunsero i “Conquistadores” lo percorsero per molti km credendo di essere ancora nell’Oceano. Infatti ne aveva tutte le caratteristiche, persino le onde; solo il colore lo tradiva: l’assenza del blu gli negava di essere mare.

Per anni questo vecchio dinosauro del fiume aveva percorso ilEl Vapor de la Carrera medesimo tragitto: B. Aires Montevideo, Montevideo B. Aires, attraversando il fiume nel punto più distante tra le rive. Allora impiegava circa otto ore: erano gli anni Ottanta e l’Argentina e l’Uruguay uscivano da dittature militari spaventose, con morti, torture e ferite profonde mai rimarginate nei sopravissuti.

Come ogni sabato sera, El Vapor de la Carrera era affollato. Ad un tratto cominciarono i rumori della partenza e in breve lasciammo Montevideo. Mentre la notte scivolava via silenziosa assieme alla nostra nave, io vagavo senza sonno perdendomi nei volti dei viaggiatori. Il tempo scorreva lento e rarefatto accompagnando passeggiate nella nave e nuove conoscenze.

Alle cinque del mattino mi trovavo a cercare un posto dove scaldarmi, dove poter bere un caffè; e imprevedibilmente si spalancò davanti a me una scena d’altri tempi. Dopo avere aperto la porta d’ingresso di un piccolo bar, vidi in un angolo, sedute a un tavolo, quattro persone di mezza età che giocavano a carte, pettinate e vestite come in un film degli anni Cinquanta. I volti seri, persi nella penombra e nel fumo delle sigarette, si scrutavano e seguivano il gioco.

Nessuno fece attenzione a me. Lo sfondo sonoro era un tango di Carlos Gardel. NatoCarlos Gardel tra Montevideo e  B. Aires, tra figli d’Africa, esuli di guerre della vecchia Europa e povera gente in cerca di un miraggio che li aiutasse a  vivere, il tango è per eccellenza la musica di queste città, colonna sonora del giorno e della notte. E come tutti i generi musicali ha i suoi miti; i nomi sono molti ma se c’è uno che può incarnare il tango è il nome Carlos Gardel, “la voce del tango”. Morì negli anni Trenta in un incidente aereo ma sulle rive del Rio de la Plata si dice che “ogni giorno canti meglio”…

Il quartetto continuò il gioco, fatto di gesti e parco di parole. Assorto, osservavo quella scena che sembrava provenire direttamente da un passato sospeso. I rumori della nave mi riportarono al presente; erano le sei del mattino ed eravamo giunti a B. Aires. Da una piccola finestra si vedeva il porto avvolto nelle ultime ombre della notte e le poche luci gli davano un’aria spettrale. Lasciai i giocatori che, nonostante fossimo ormai alla fine del tragitto, procedevano impassibili nel loro rito.

Montevideo, Il PortoUna volta a terra raggiunsi la dogana e, prima di essere inghiottito dalla città, mi voltai indietro per un ultimo sguardo alla nave: non sapevo di guardarla allora per l’ultima volta. Qualche anno dopo qualcuno mi disse che era stata sostituita da navi più veloci.
La città mi fece subito dono del suo tumultuoso traffico ma da qualche parte arrivava anche il suono di un bandoneón che da sempre racconta di tutto ciò che si perde vivendo.

Un comentario en “El Vapor de la Carrera – Vi narro un viaggio

Deja un comentario

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos obligatorios están marcados con *